La sicurezza energetica è diventata una delle principali sfide strategiche a livello internazionale. Le crisi geopolitiche e le tensioni sui mercati hanno evidenziato la necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento, rafforzare le partnership internazionali e sviluppare nuove rotte di trasporto dell’energia. È il quadro delineato da Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni, intervenuto nel podcast The New World of Work di Harvard Business Review. Intervistato da Adi Ignatius, editor-at-large di HBR, il CEO di Eni ha indicato anche nella transizione verso un sistema a basse emissioni una delle priorità più importanti per il futuro dell’energia.
Il nuovo scenario geopolitico impone una riflessione a livello globale sulle strategie di sicurezza energetica: uno degli aspetti centrali dell’intervista riguarda proprio la diversificazione di fonti e Paesi fornitori, necessaria per ridurre la dipendenza da singole aree geografiche e garantire una maggiore stabilità degli approvvigionamenti europei. in questa direzione, Eni ha sviluppato sempre più iniziative e accordi per rafforzare le forniture da aree strategiche, come il Nord Africa e l’Africa subsahariana, ampliando al contempo le proprie opportunità in altri mercati internazionali.
La sicurezza energetica, ha sottolineato Descalzi nel podcast, non dipende solamente dalla quantità di risorse disponibili ma dalla capacità di diversificarne la provenienza e di assicurare che possano raggiungere i mercati in modo continuo e affidabile. Da qui la necessità di una strategia internazionale che integri infrastrutture adeguate, rotte di approvvigionamento alternative e collaborazioni con partner strategici.
Questa prospettiva si inserisce in una più ampia strategia di geoeconomia dell’energia, in cui le scelte economiche e industriali sono legate strettamente agli equilibri geopolitici: distribuire le attività su più aree geografiche, diversificare i partner e mantenere flessibili le forniture significa, infatti, ridurre i rischi legati alle tensioni internazionali e rafforzare la competitività del sistema industriale europeo.
L’obiettivo è quindi garantire un accesso all’energia più stabile e sicuro, limitando gli effetti di eventuali crisi internazionali e, allo stesso tempo, accompagnando la trasformazione del sistema energetico. La diversificazione, ha spiegato il CEO di Eni, non rappresenta soltanto una risposta alle emergenze ma una scelta strategica di lungo periodo per aumentare la resilienza energetica e industriale a livello europeo.
Un altro tema su cui si concentra Claudio Descalzi nell’intervista riguarda il trilemma energetico: la necessità di bilanciare sostenibilità ambientale, sicurezza degli approvvigionamenti e competitività economica e industriale.
La transizione energetica resta una priorità imprescindibile, ma deve essere realizzata conciliando gli obiettivi di decarbonizzazione con quelli di competitività. In questa prospettiva, il CEO di Eni sottolinea l’importanza di un approccio pragmatico, fondato sulle esigenze concrete del sistema produttivo. Sebbene le fonti rinnovabili siano essenziali per ridurre le emissioni, la loro variabilità e le caratteristiche di alcuni processi industriali rendono infatti necessario un mix energetico diversificato.
La trasformazione del sistema, considerando anche la persistente centralità dei combustibili tradizionali nella domanda mondiale, richiede un percorso graduale, accompagnato da investimenti nelle rinnovabili, nell’efficienza energetica e nelle tecnologie a basse emissioni.
Risolvere il trilemma energetico per Eni significa quindi investire in strategie e soluzioni tecnologiche in grado di coniugare sicurezza energetica e decarbonizzazione, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale senza compromettere la continuità delle forniture e la competitività delle imprese.
Eni guarda quindi in più direzioni: dalle soluzioni CCS, legate a cattura e stoccaggio della CO₂, allo sviluppo di biocarburanti sostenibili. Tecnologie che possono contribuire alla decarbonizzazione di comparti nei quali l’elettrificazione diretta presenta maggiori difficoltà, come alcuni segmenti dei trasporti e le industrie ad alta intensità energetica.
Un ulteriore elemento di attenzione è rappresentato dalla crescente domanda di elettricità legata alla diffusione dell’Intelligenza Artificiale e dei data center. L’espansione di queste infrastrutture rende sempre più strategico garantire forniture energetiche affidabili e competitive, limitando al contempo l’impatto ambientale delle attività digitali.
La transizione energetica richiede pertanto un portafoglio di tecnologie complementari, sviluppate in funzione delle esigenze dei diversi settori e delle caratteristiche dei mercati di riferimento.
Nell’intervista si menziona anche il progetto per lo sviluppo della fusione magnetica, nato dalla collaborazione tra Eni e il Massachusetts Institute of Technology (MIT).
La fusione rappresenta una delle prospettive più promettenti della ricerca energetica, con l’obiettivo di produrre grandi quantità di energia con basse emissioni operative di carbonio. Il suo sviluppo richiede tuttavia ancora importanti progressi scientifici e tecnologici, oltre a investimenti significativi, prima di poter arrivare a un’applicazione commerciale su larga scala.
L’impegno di Eni su questo fronte si inserisce in una strategia di lungo periodo che affianca la gestione delle esigenze energetiche attuali alla ricerca di nuove soluzioni per il futuro.
Per Descalzi però l’innovazione tecnologica, da sola, non è sufficiente: come ha sottolineato nel podcast di HBR, per tradursi in risultati concreti deve essere accompagnata da un cambiamento culturale e organizzativo che consenta alle imprese di sviluppare le nuove soluzioni, integrarle nei processi industriali e ampliarne progressivamente l’applicazione.
La strategia delineata da Claudio Descalzi si riflette anche nell’evoluzione del modello industriale di Eni, che punta a diversificare la propria presenza geografica, rafforzare le partnership e sviluppare iniziative attraverso società specializzate, con la possibilità di aprire il capitale a investitori esterni. In questo percorso si inseriscono anche i progetti energetici in Cile, le iniziative nel settore del gas naturale liquefatto (GNL) in Argentina e lo sviluppo delle attività legate al gas in Asia.
Queste direttrici riflettono un approccio nel quale la presenza internazionale non rappresenta soltanto un’opportunità di crescita ma anche uno strumento per diversificare il portafoglio energetico, distribuire i rischi e creare nuove connessioni tra aree di produzione e mercati di consumo.
In un contesto caratterizzato da interdipendenze economiche e tensioni geopolitiche, la capacità di costruire partnership e operare in mercati diversi diventa così un elemento importante per rafforzare la sicurezza energetica.
Soddisfare la domanda globale garantendo contemporaneamente sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità ambientale e competitività industriale è una delle sfide più rilevanti che le realtà del settore energetico sono chiamate ad affrontare oggi.
La risposta di Eni è in una strategia che mira a coniugare le esigenze del presente con gli obiettivi di lungo periodo: la diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento, gli investimenti in tecnologie per la decarbonizzazione e lo sviluppo di soluzioni energetiche sempre più innovative ne costituiscono i pilastri.
In questa prospettiva, la trasformazione del settore secondo Claudio Descalzi richiede di affrontare in modo pragmatico e integrato le sfide geopolitiche, industriali e tecnologiche, rafforzando la capacità del sistema energetico di rispondere alle crisi e adattarsi agli equilibri di un mercato globale in continua evoluzione.
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