Eni in Medio Oriente: l’intervento di Claudio Descalzi ad Abu Dhabi

30 settembre 2019

Diversificare geograficamente gli investimenti e rafforzare la presenza del Gruppo in un'area sempre più strategica per le realtà specializzate nel settore della raffinazione. È l'Amministratore Delegato Claudio Descalzi a parlare dei progetti di crescita di Eni in Medio Oriente: dal quartier generale di Adnoc ad Abu Dhabi, l'AD ha sottolineato come il Gruppo sia deciso a farsi sempre più strada puntando sulla massimizzazione del valore e dell'efficienza delle operazioni e sullo sviluppo di tecnologie innovative, fondamentali nell'agevolare le attività e assicurare un vantaggio competitivo.

Rientra in quest'ottica anche la costituzione della partnership strategica con Adnoc e l'austriaca Omv annunciata lo scorso gennaio, nell'ambito della quale il Gruppo guidato da Claudio Descalzi ha acquisito la quota del 20% in Adnoc Refining. Non solo: come è stato sottolineato durante l'evento, Eni "è entrata in una delle più grandi riserve di idrocarburi del mondo" con una strategia basata "sull'integrazione di esplorazione e sviluppo" e su un "time to market record". I 16 accordi sottoscritti in sedici mesi hanno permesso al Gruppo di passare da 0 a 117 mila kmq di estensione. E ora, guardando avanti, Eni continuerà a mettere a disposizione il proprio know-how nell'esplorazione e tecnologie all'avanguardia per scoprire "nuove risorse nell'offshore di Abu Dabhi" e acquisire "per la prima volta i diritti di concessione nel settore petrolifero e del gas", crescendo ulteriormente nel Paese.

La tecnologia gioca un ruolo determinante, come specifica Claudio Descalzi: "Negli ultimi anni abbiamo registrato 7.300 brevetti e li abbiamo usati in 350 progetti. È così che stiamo cambiando la cultura di questa industria". E l'AD, esprimendosi sui recenti attacchi agli impianti di raffinazione sauditi rivendicati da un gruppo terroristico yemenita, ha lanciato un appello ai leader mondiali chiedendo un impegno congiunto per ridurre le tensioni crescenti nel Golfo. "Non possiamo rischiare una guerra. Non possiamo rischiare un grande conflitto che può coinvolgere più Paesi. Non è solo una questione di sicurezza energetica, è una questione di vite umane": le parole di Claudio Descalzi sono state riprese dal Financial Times.