Claudio Descalzi: l’intervista de L’Economia all’AD di Eni

02 agosto 2019

Il ruolo fondamentale della tecnologia nell'anticipare il cambiamento. E il valore della sostenibilità. Intuizioni che caratterizzano il percorso di Claudio Descalzi dal 2014, anno in cui ha avuto inizio il suo primo mandato come Amministratore Delegato di Eni. Lo racconta in un'intervista pubblicata nell'inserto L'Economia del Corriere della Sera: "Sembrerà paradossale, ma per un'azienda, per un gruppo, avere dei valori che sono legati allo sviluppo, alla preservazione della terra, alla diffusione del benessere, ci ha aiutato a ridurre del 50% il nostro debito nei cinque anni peggiori del settore energia e dell'oil. E abbiamo aumentato la nostra diversificazione geografica con un posizionamento mai così rilevante in Medio Oriente".

Claudio Descalzi parla in particolare del "valore del cambiamento", del "volerlo anticipare e non seguire". In questa ottica l'utilizzo della tecnologia diventa fondamentale: "Prendete la raffinazione, abbiamo sviluppato tecnologie per trattare gli oli pesanti. E abbiamo vinto una gara molto importante indetta dall'Adnoc. E stiamo puntando anche su terreni nuovi, non solo sull'oil and gas in senso stretto". L'AD sottolinea inoltre come Eni sia "l'unica tra le major che si è cimentata nelle tecnologie dell'economia circolare uscendo dal paradigma olio e gas per produrre, per esempio, biocarburanti".

L'economia circolare, come ricorda Claudio Descalzi, non riguarda solamente le fonti rinnovabili, ma anche "i nuovi materiali, la bioplastica, la capacità che stiamo sviluppando di ridurre le emissioni". Un cambiamento profondo, avviato nel 2014: "E ora siamo in vantaggio sui competitor". Tecnologie e intuizioni vincenti sono alla base anche dei successi conseguiti nella ricerca di nuovi giacimenti: "Nel 2010-11 invece di creare joint venture che prevedono quote del 20-30% abbiamo sviluppato algoritmi e tecnologie che ci hanno consentito di prenderci il rischio di cercare nuovi giacimenti da soli, al 100%. Con un tasso di successo che ora è all'80% contro una media del settore che non supera il 4%".

A muovere il Gruppo la consapevolezza che, in anni come questi in cui il settore energetico vive profondi cambiamenti, stare fermi rimanendo legati a un contesto ormai inesistente non è più ammesso: "La pigrizia mentale si paga. Cara. Per questo le parlo di valori come la sostenibilità: sostenibilità ambientale, sostenibilità economica, sono elementi decisivi per immaginare il futuro ma non a un anno, quanto a 10-20 anni. Pochi se ne sono accorti ma ci muoviamo in questa direzione da 5 anni. Economia circolare, rinnovabili per la produzione di energia, utilizzo di sostanze organiche e inorganiche per produrre energia. L'Eni tra 25-30 anni dovrà essere leader anche in altri settori che non saranno più gli idrocarburi". Un impegno condiviso da tutti i professionisti Eni: "Come matematici, biologi, fisici ingegneri, geologi agronomi, abbiamo circa 20mila persone. E stiamo assistendo a un cambiamento importante. Stiamo sostituendo il gas per la combustione interna con le rinnovabili. Ormai dove operiamo vendiamo pacchetti legati ai 17 obiettivi fissati dall'Onu. Dalla conservazione delle foreste alla riduzione delle emissioni. Dal 2025 non faremo più gas flaring, non bruceremo più il gas associato alla produzione".

Claudio Descalzi si è focalizzato inoltre sulle attività del Gruppo in Africa: "Questa parte del mondo rappresenta il 17% della popolazione mondiale e solo il 3% del Pil, contro il 65% dei Paesi Ocse ma produce molta più energia. In questi Paesi siamo impegnati in programmi per proteggere la biodiversità, creare alternative occupazionali. Facciamo progetti per conservare le foreste: ogni anno si cancellano 15 milioni di ettari. Per conservarne uno serve il lavoro di 15mila persone. Questo nell'ambito di un programma per rendere tutta la nostra produzione carbon neutral nel 2030". Un target cruciale per l'AD: "Siamo già scesi da 65 milioni di tonnellate di CO2 a 40 milioni. I prodotti usati dai nostri clienti ne producono 240 milioni. Dobbiamo azzerare anche la loro produzione di Co2. Per questo lavoriamo sui biocarburanti, sulla plastica rigenerata. Un'evoluzione che ci porterà a realizzare un EBITDA nelle rinnovabili per un miliardo di euro nel 2013: obiettivo 10 gigawatt elettrici".