Mediterraneo, frontiera di pace: “Avvenire” intervista l’AD di Eni Claudio Descalzi

10 gennaio 2020

"L'Italia ha una posizione strategica nel Mediterraneo, ne è il centro geografico, il ponte naturale tra sponda sud ed Europa. Abbiamo il dovere di farci promotori del dialogo internazionale, facilitando soluzioni diplomatiche che portino alla stabilizzazione della regione": è l'Amministratore Delegato di Eni Claudio Descalzi a sottolinearlo nell'intervista pubblicata su "Avvenire" lo scorso 4 gennaio. L'AD, come ricorda il quotidiano, fa parte del comitato Cei istituito per organizzare l'Incontro "Mediterraneo, frontiera di pace" che dal 19 al 23 febbraio riunirà a Bari i vescovi dei Paesi affacciati sul grande mare. A chiudere il convegno sarà Papa Francesco.

Secondo Claudio Descalzi serve definire "una politica energetica concordata e condivisa tra Occidente e sponda sud orientale del Mediterraneo, che colleghi chi ha il potere di investire ma non ha le risorse, con chi ha le risorse ma ha meno capitali". In quest'ottica l'approvvigionamento energetico si configura come "uno dei fattori chiave per lo sviluppo di ogni Paese e una delle principali leve strategiche di crescita e stabilizzazione dell'area". L'AD spiega come Occidente e sponda sud del Mediterraneo abbiano necessità complementari in campo energetico: "Il Nord ha bisogno di importare energia per soddisfare la sua domanda: le importazioni nette di petrolio e gas rappresentano oltre il 60% del consumo energetico e, per il gas, circa il 95% della domanda; il Sud, per contro, ha bisogno di supporto per sviluppare la sua enorme quantità di risorse energetiche".

Come sviluppare un dialogo con culture diverse dalle nostre? "Attraverso un approccio inclusivo, costruttivo, che valorizzi i reciproci vantaggi del dialogo stesso e che si fonda sulla collaborazione con i Paesi terzi, interagendo con le istituzioni e gli stakeholder locali in modo da individuare gli interventi necessari per rispondere alle esigenze delle comunità". Accompagnare nello sviluppo popoli e comunità è una "vocazione" che è parte del Dna di Eni fin dai tempi di Enrico Mattei, come osserva l'AD Claudio Descalzi: "La diplomazia naturalmente fa capo ai governi e non alle aziende. Certo, come dicevo, l'energia è un fattore di sviluppo e coesione tra Stati, e quindi laddove Eni si rende protagonista di scoperte energetiche storiche, come quella egiziana di Zohr che ha cambiato la faccia energetica del Paese, o di approcci alla produzione volti innanzitutto al soddisfacimento delle esigenze locali, certamente offre ai singoli Paesi opportunità di sviluppo interno e di dialogo internazionale".

In merito Claudio Descalzi evidenzia anche come il rispetto dei diritti umani sia "radicato nella nostra cultura aziendale". E cita "Eni For Human Rights", primo rapporto realizzato dal gruppo che contiene informazioni trasparenti e concrete del suo impegno su questo fronte: "Il nostro approccio si basa sulla dignità di ogni essere umano e sulla responsabilità che Eni si assume di contribuire al benessere degli individui e delle comunità che la ospitano". Un impegno integrato in ogni attività del gruppo e che coinvolge gli oltre 30 mila professionisti che vi lavorano: "L'integrazione del rispetto dei diritti umani è un processo in continua evoluzione: per questo siamo costantemente impegnati nel suo miglioramento, nella convinzione che la trasparenza e la responsabilità supportino i nostri sforzi per salvaguardare e diffondere la cultura dei diritti umani. Anche la nostra nuova mission, che si ispira all'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, è improntata a valori e principi che guideranno il nostro contributo ad affrontare le sfide importanti che il mondo ha davanti a sé: sconfiggere la povertà, la fame, ridurre le disuguaglianze, la parità di genere e la lotta al cambiamento climatico".

Per maggiori informazioni:
https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/eni-descalzi-sviluppo-popoli-mediterraneo