20 Gennaio 2026

Il pragmatismo che contraddistingue la vision di Claudio Descalzi emerge anche dal Libro dei Fatti di “Adnkronos” che, anche quest’anno per la 35esima edizione, annovera il contributo del CEO di Eni. “Negli ultimi anni abbiamo attraversato crisi gravi e di impatto globale: nel 2020, la pandemia da Covid-19 ha messo a dura prova le economie mondiali; nel 2022, la grave crisi energetica europea ha messo a nudo la totale dipendenza e vulnerabilità dell’Unione Europea dal punto di vista energetico, con forti ripercussioni sui bilanci statali, sulle imprese e sulle famiglie; oggi, siamo in presenza di gravi conflitti in aree geopoliticamente cruciali, nonché di un’incertezza profonda e generalizzata dovuta al definitivo superamento del modello tradizionale di globalizzazione e alla conseguente ridefinizione dell’ordine commerciale mondiale”, spiega Descalzi: in questo quadro “l’esigenza imprescindibile di intraprendere la transizione energetica viene diluita da altre priorità vitali, da perseguire in parallelo, come la difesa o la competitività industriale ed economica, nonché la sostenibilità sociale”.
Prioritario quindi per le grandi realtà energetiche come Eni è riuscire a garantire “da un lato la sicurezza delle forniture tradizionali, che ancora rappresentano buona parte della domanda globale di energia, e dall’altro abbatterne sempre di più le emissioni associate alla loro produzione, creando al contempo nuovi business legati alle energie del futuro, come rinnovabili e biocarburanti, e investire nei game changer della transizione, come la fusione a confinamento magnetico o la fissione nucleare di nuova generazione”.
Eni, grazie anche alla lungimiranza del CEO Descalzi che la guida dal 2014, guarda in questa direzione da anni e oggi dispone di strumenti e soluzioni che le permettono non solo di poter rispondere efficacemente a sfide sempre più ambiziose ma anche, diversamente da altre grandi aziende dell’energia, di non essere costretta a frenare sugli impegni presi ad esempio sul fronte della transizione energetica. Merito anche dell’innovativo “modello satellitare” implementato in questi anni: “La strategia di decarbonizzazione di Eni, concepita dieci anni fa, sta dando i suoi frutti con la creazione negli ultimi anni di due società legate ai nuovi business, Plenitude (rinnovabili, e-mobility, ampia base clienti) ed Enilive (bioraffinazione, biocarburanti e stazioni di servizio), che in pochissimi anni hanno raggiunto un valore complessivo di 22 miliardi di euro e un EBITDA di circa 1 miliardo di euro ciascuna; e una terza società è nata da poco, legata ai progetti di cattura, trasporto e stoccaggio della CO2, anch’essa destinata a crescere nei prossimi anni. Questi sono tutti business che affrontano la transizione senza dipendere da sussidi o incentivi, quindi dai bilanci statali (sempre più ridotti e già messi alla prova dalle crisi precedenti) e crescono, anzi, in autonomia, attirando per il loro potenziale l’interesse di importanti fondi internazionali”.
In parallelo, sul fronte della sicurezza energetica e della competitività, Eni prosegue nel valorizzare i propri successi esplorativi focalizzandosi sul gas, la meno emissiva tra le fonti fossili. “Ne è un esempio virtuoso la Business Combination che stiamo costituendo con la società malese Petronas”, osserva Claudio Descalzi: l’aggregazione degli asset in Malesia e Indonesia porterà infatti alla creazione di una società “di rilevanza internazionale sia in termini di riserve che di produzione, destinata a contribuire in modo importante alla domanda di gas del Sud Est Asiatico, prevista in forte crescita anche per il progressivo spiazzamento del carbone”.