Eni: la strategia della diversificazione per la sicurezza energetica

28 Settembre 2026

In occasione della firma dell’accordo del “Contrato de Participación Productiva de Hidrocarburos” (CPPH) relativo allo sviluppo del giacimento Junín 5, situato onshore nella Faja dell’Orinoco in Venezuela, il CEO Claudio Descalzi ha sottolineato come lo sviluppo del progetto si inserisca in un contesto internazionale nel quale la sicurezza energetica assume un’importanza crescente: “Avviene proprio in una fase storica in cui la sicurezza energetica, basata su abbondanza di risorse e diversificazione delle vie di approvvigionamento, risulta vitale per l’equilibrio mondiale”. Una vision che il CEO aveva espresso anche in una intervista pubblicata su “Il Sole 24 Ore” lo scorso luglio: “Occorre riorganizzare una strategia di sicurezza energetica, serve investire in una nuova geoeconomia globale dell’energia tramite la diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento. E la diversificazione dev’essere per fonti produttive e geografica”.

Claudio Descalzi: la diversificazione è una leva per la sicurezza energetica

In un mercato in cui gli equilibri geopolitici possono modificare rapidamente disponibilità, prezzi e rotte, la sicurezza energetica non può dipendere da un’unica area di produzione o da un solo vettore. La diversificazione diventa quindi una leva per ridurre la vulnerabilità del sistema e aumentare la capacità di reagire a eventuali shock.

È in questa direzione che Descalzi ha guidato Eni già prima che le recenti tensioni geopolitiche evidenziassero con maggiore chiarezza la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, nella consapevolezza che “anticipare il cambiamento, non inseguirlo” sia fondamentale per affrontare un sistema energetico in continua evoluzione. 

Eni continua oggi a investire nella costruzione di un portafoglio globale, capace di combinare differenti aree geografiche, risorse, tecnologie e partnership: un approccio che consente di distribuire opportunità e rischi, aumentare la resilienza del sistema di approvvigionamento e affrontare con maggiore flessibilità i cambiamenti del mercato energetico internazionale.

L’azienda può contare su una presenza articolata in diverse aree del mondo, su alleanze con Paesi produttori e su collaborazioni con partner internazionali. L’obiettivo è evitare un’eccessiva dipendenza da una singola area geografica o da una specifica fonte, costruendo invece una rete di partnership e attività in grado di garantire maggiore continuità e flessibilità.

Eni tra sicurezza energetica e decarbonizzazione

Per Eni, la diversificazione non riguarda soltanto la quantità di risorse disponibili, ma anche la capacità di accompagnare la sicurezza energetica con il processo di decarbonizzazione. La strategia del Gruppo punta a mantenere un’offerta energetica stabile e competitiva, mentre procede la trasformazione del mix energetico.

Si tratta di un equilibrio particolarmente rilevante in una fase caratterizzata dalla crescita della domanda di energia, da trasformazioni demografiche e tensioni geopolitiche e dalla progressiva transizione verso tecnologie a minore intensità carbonica.

In questa prospettiva, sicurezza degli approvvigionamenti e transizione energetica non devono essere considerati obiettivi necessariamente contrapposti e la diversificazione può rappresentare lo strumento attraverso cui perseguirli contemporaneamente: più fonti, più Paesi, più tecnologie e più partnership contribuiscono a costruire un portafoglio potenzialmente più resiliente, capace di accompagnare l’evoluzione della domanda.

La diversificazione come risposta alla nuova geopolitica dell’energia

Il punto centrale della strategia delineata da Claudio Descalzi è quindi il rapporto sempre più stretto tra energia e geopolitica. In un sistema globale nel quale le risorse energetiche sono distribuite in modo disomogeneo e le rotte di approvvigionamento possono essere condizionate da tensioni internazionali, costruire un portafoglio diversificato significa aumentare la capacità di reagire agli shock e ridurre l’esposizione ai rischi legati a singole aree.

Per Eni, questo approccio si traduce nella presenza in diverse aree del mondo e nella costruzione di alleanze di lungo periodo con Paesi produttori e partner industriali. Dal Mediterraneo al Medio Oriente, fino alle nuove opportunità in America Latina, in Africa e in Asia, la geografia degli investimenti diventa così parte integrante della strategia energetica.

È una logica che permette di guardare alla sicurezza degli approvvigionamenti non soltanto in termini di volumi, ma anche di accesso alle risorse, flessibilità e continuità.

Una nuova geoeconomia globale dell’energia

La direzione indicata da Claudio Descalzi è quindi quella di una nuova geoeconomia globale dell’energia, nella quale la sicurezza degli approvvigionamenti non può più essere affidata solamente a poche fonti o a poche rotte.

“Abbiamo una strategia che coniuga la produzione e progressiva decarbonizzazione dell’energia tradizionale, di cui non possiamo fare a meno, con la crescita della produzione da fonti legate alla transizione, che creano sempre più valore”, aveva spiegato Claudio Descalzi sulle pagine de “Il Sole 24 Ore”. “Coniugare sicurezza energetica e una transizione sostenibile è possibile”: il percorso avviato da Eni lo conferma.