1 Aprile 2026

“Il caposaldo strategico di Eni rimane la coerenza, determinante in un contesto di mercato incerto e volatile”: il CEO Claudio Descalzi lo ha rimarcato lo scorso 19 marzo illustrando insieme al management di Eni il nuovo Piano 2026-2030, che si pone in continuità con il percorso strategico che ha consentito in questi anni al Gruppo di raggiungere i propri obiettivi nonostante un contesto sempre più sfidante. “La nostra attività esplorativa, eccellenza a livello mondiale, la nostra grande capacità di realizzazione dei progetti, le nostre tecnologie all’avanguardia e una strategia finanziaria chiara e definita sono i pilastri che in modo sinergico alimentano la nostra crescita, garantiscono resilienza e una politica di remunerazione altamente attrattiva per i nostri azionisti”, ha sottolineato il CEO.
“L’esecuzione della strategia ci ha consentito di realizzare performance eccezionali nel 2025, che rappresentano una concreta e importante conferma per il futuro. Nel settore E&P abbiamo costruito il portafoglio più forte nella storia di Eni, in gran parte per via organica e grazie a una performance esplorativa e di esecuzione dei progetti da leader del settore”: su queste basi Eni guarda avanti. “Garantiremo una crescita della produzione al top dell’industria grazie a una serie straordinaria di progetti in sviluppo. La combinazione dei volumi e del valore di questi progetti, insieme alla quota crescente di commercializzazione delle nostre produzioni equity, genereranno flussi di cassa progressivamente più elevati, una significativa flessibilità nell’esecuzione dei progetti e rendimenti più importanti nell’Upstream”, ha spiegato Descalzi. La strategia di diversificazione geografica, di commodity e tecnologica adottata negli ultimi anni consente oggi di ridurre il rischio del portafoglio, garantendo al contempo la sicurezza degli approvvigionamenti, così come sostenibilità economica e riduzione delle emissioni.
In quest’ottica, anche il progetto di sviluppo dei modelli di business legati alla Transizione si è rivelato una intuizione lungimirante, in quanto garantiscono un ritorno materiale agli azionisti e supportano una crescita diversificata: “I nostri business relativi alla Transizione svolgeranno un ruolo complementare, rispondendo alla crescente domanda di energia. Nell’ambito delle attività legate alla Transizione, siamo gli unici nell’industria a creare business autonomi, autofinanziati e sostenibili. Il successo della nostra strategia è confermato dal valore finanziario riconosciuto a questi business da investitori finanziari leader a livello internazionale, con un ritorno importante per gli azionisti che rende possibile un’ulteriore crescita sostenibile e restituisce a Eni ancor più equilibrio e resilienza”. Il modello finanziario innovativo di Eni, basato su società satellite in grado di autofinanziarsi, insieme alla forte crescita organica, porterà a un ulteriore miglioramento delle prospettive di generazione di cassa e massimizzerà la disciplina finanziaria: “Al 2030 Eni avrà una generazione di cassa significativamente maggiore, trainata da un’ulteriore crescita nei nostri business principali, oltre che dalla continua riduzione dei costi e dai miglioramenti delle performance negli altri business. Prevediamo un livello di Cash Flow From Operation (CFFO) a circa €17 miliardi nel 2030, che corrisponde a un tasso di crescita medio per azione del 14% (CAGR). Grazie a una disciplinata allocazione del capitale, prevediamo di generare un free cash flow nell’arco del Piano pari a circa il 70 % della nostra attuale capitalizzazione di mercato e un livello di indebitamento finanziario basso, con un gearing nell’intervallo tra il 10-15%, sui minimi livelli storici. Questo ci permette di rafforzare la distribuzione agli azionisti con un payout complessivo tra il 35-45% del CFFO, con l’impegno a condividere l’upside con i nostri azionisti”.